Alla scoperta di Verona: Santa Marta

di Miriam Cetti

Un imponente edificio dalla storia affascinante ma ancora poco conosciuto, da Provianda a polo universitario, da spazio militare a luogo di incontro tra l’Università e la sua città

Se ci inoltriamo all’interno del quartiere di Veronetta, un’area racchiusa tra il corso dell’Adige e Porta Vescovo, troviamo zone ancora poco conosciute a molti veronesi, perché per anni protette dalle mure sono state nascoste agli stessi cittadini. Questo è il caso della sede universitaria di Santa Marta, un imponente edificio ricco di suggestione e di storia che grazie a un importante restauro ha avuto una sorprendente e altrettanto innovativa evoluzione.

Il grande complesso di Santa Marta venne edificato tra il 1863 e il 1865, negli ultimi anni della dominazione della nostra città da parte dell’Impero asburgico, come Provianda, il K. K. Militar – Verpflegsetablissement, ovvero un panificio che doveva garantire la sussistenza del suo grande corpo d’armata. Infatti, quale parte fondamentale del famoso “Quadrilatero lombardo – veneto”, Verona divenne una vera piazzaforte: centro vitale, logistico e di rifornimento dell’intera guarnigione austriaca impegnata nelle guerre d’Indipendenza.

Per costruire il panificio si scelse l’area di Campo Marzio, un terreno di grandi dimensioni in prevalenza costituito da spazi liberi, protetto dalla cinta magistrale e, elemento fondamentale, vicino alla stazione di Porta Vescovo, condizione che permise la costruzione di un raccordo diretto con la ferrovia, indispensabile per le esigenze logistiche che il complesso rivestiva. Il nome Santa Marta venne preso dalla chiesa e il monastero di origine duecentesca, che erano tra i pochi edifici preesistenti nel luogo, in seguito demoliti.

La Provianda fu un’opera architettonica imponente e all’avanguardia dal punto di vista tecnologico. Il progetto venne affidato a ufficiali ingegneri di eccellente formazione e talento, i cui nomi e stemmi sono stati incisi su un pilastro di marmo rosso veronese posto all’ingresso del nuovo panificio: Andreas Tunkler, Ferdinand Artmann e Anton Naredi-Rainer.

Due grandi edifici gemelli, il Silos di Ponente e il Silos di Levante, costituivano i magazzini di lunga conservazione, progettati per soddisfare le migliori condizioni di temperatura e innovativi meccanismi di difesa contro l’umidità, la fermentazione e la proliferazione degli insetti. Lo stabile più importante è il panificio, un imponente edificio di cinque piani, di cui uno interrato, lungo ben118 metri e largo 49. Al suo interno avveniva l’intero ciclo della produzione di pane e gallette, grazie a un’ampia serie di macchinari azionati dalla forza del vapore e ben 12 forni in muratura. Esso era usato inoltre come deposito di farine e altri generi di sussistenza.

Lo stile architettonico riprende quello delle altre opere austriache costruite a Verona in quegli anni: il “Rundbogenstyl” (stile dell’arco a tutto sesto), lo stile nazionale asburgico che è presente non solo nella facciata, ma anche nell’organizzazione dello spazio interno, nell’alternanza di pilastri, archi e volte a calotta sferica con monta ribassata: le eleganti “volte boeme”.
Originariamente doveva esserci un terzo edificio, adibito al comando e all’amministrazione, ma i lavori non vennero mai iniziati.

Nel 1866 con il passaggio di Verona al Regno d’Italia lo stabilimento passò sotto la direzione del Regio Esercito che ne mantenne la funzione originaria, seppur ridimensionata, fino alla Seconda Guerra Mondiale.

Oggi, grazie al restauro iniziato nel 2009 è avvenuta la riconversione dell’intero complesso a innovativo polo universitario, inaugurato nel 2015. L’importante intervento è stato volto al recupero della struttura nel rispetto della sua storia, ancora visibile in ogni dettaglio, all’interno di un più ampio progetto di riqualificazione del quartiere di Veronetta, creando nuovi spazi aperti non solo all’Università ma all’intera cittadinanza. Un esempio la creazione di una mostra permanente “Santa Marta. Storie e percorsi in mostra” che ne ripercorre la storia dalla sua originale funzione produttiva fino ai lavori di recupero edilizio e alle sue nuove destinazioni d’uso.

Grazie all’Università di Verona è stato restituito alla collettività un luogo ad essa precluso prima dagli austriaci, poi dall’esercito italiano: Santa Marta è stata trasformata “da luogo militare a luogo culturale e formativo, da spazio chiuso, fortificato e controllato, finalizzato al sostentamento in guerra, in un edificio utilizzato per fini pacifici, aperto all’incontro e allo scambio con l’auspicio – dell’allora rettore Sartor – che diventi un luogo famigliare del paesaggio culturale e sociale di Veronetta”.

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