Alla scoperta di Verona: la chiesa di Santa Toscana

di Miriam Cetti

Nel quartiere multiculturale di Veronetta, a pochi passi da porta Vescovo, troviamo protetta da un’artistica cancellata una chiesa all’apparenza modesta ma ricca di storia, che custodisce al suo interno opere di grande valore artistico e religioso.

Costruita nel XII secolo nei pressi della porta della città allora dedicata al Santo Sepolcro che le diede il nome originario, era funzionale all’ ospedale gerosolimitano gestito da un ordine ancora vitale nella chiesa: il Sovrano Militare Ordine di Malta. Posizionato lungo la via Postumia era un luogo dedito all’accoglienza dei Crociati e dei pellegrini sulla via per la Terra Santa, oltre che alla cura dei bisognosi e malati veronesi. Successivamente la storia della chiesa si legò alla figura di Santa Toscana, santa veronese che passò parte della sua vita alla cura dei sofferenti dell’ospedale, vivendo in una cella accanto alla chiesa, dove morì e successivamente nel 1344 ne vennero traslate le spoglie. La grande devozione verso la Santa, sempre più meta di fedeli, portò a cambiare la titolazione della chiesa: nel 1524 infatti venne dato l’attuale titolo di Santa Toscana, e quest’anno ne festeggiamo i 500 anni dalla sua dedicazione. Data l’importanza e le nuove esigenze della chiesa già nel 1393 erano cominciati grandi lavori che nel corso del XV secolo portarono al suo ampliamento: si costruì il presbiterio e le due cappelle laterali, della Crocefissione e di Santa Toscana, andando a formare una sorta di transetto, con volte a crociera riccamente affrescate. Successivamente ci furono ulteriori interventi, in particolare dopo i danni dovuti alla Seconda Guerra Mondiale e quello del 1964-65 voluto dall’Ordine di Malta.
All’interno sono numerose le opere di importanza artistica come Il Compianto sul Cristo morto, un gruppo di otto statue lignee, opera ricca di pathos di Giovanni Zebellana (1504); il trittico di Liberale da Verona (1484) in cui troviamo “S. Toscana tra S. Giovanni Battista e S. Pietro” posto sopra l’altare dedicato alla santa; “La resurrezione” di Giuseppe Zancolli (1932) nel presbiterio in cui sono presenti vedute della nostra città.

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