Alla scoperta di: l’Ipogeo di Santa Maria in Stelle

di Miriam Cetti

Il tesoro nascosto della Valpantena.

A pochi chilometri da Verona, nel cuore della Valpantena, si trova uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti del patrimonio storico-artistico veneto, un luogo capace di sorprendere anche il viaggiatore più esperto.

Immerso tra il verde delle colline e la pace di un piccolo borgo, è inoltre la meta perfetta per una gita in queste calde giornate estive, per uscire dalla frenesia della città e visitare un monumento unico nel panorama archeologico italiano, dove storia, arte e spiritualità si intrecciano in un racconto che attraversa quasi duemila anni. Dove sono?

Venite con me alla scoperta dell’Ipogeo di Santa Maria in Stelle.

Comunemente chiamato anche “il Pantheon”, il sito è nascosto sotto la chiesa di Santa Maria Assunta, nell’omonimo borgo della Valpantena. Il termine ipogeo, dal greco hypó (sotto) e gê (terra), descrive perfettamente la natura di questo luogo: un ambiente sotterraneo in cui il tempo sembra essersi fermato.

E ad accompagnare ogni visitatore è il suono dell’acqua, che continua a scorrere come duemila anni fa, creando un’atmosfera raccolta e suggestiva.
Acqua, che è proprio il vero filo conduttore della storia dell’Ipogeo.

Le sue origini risalgono, infatti, al I secolo d.C., quando la Gens Pomponia, importante famiglia romana insediata nella zona, realizzò un acquedotto per convogliare le sorgenti della valle. Due secoli più tardi Publio Pomponio Corneliano trasformò quell’opera idraulica in un ninfeo, un luogo sacro dedicato al culto delle ninfe delle acque. La sorgente, da semplice risorsa naturale, divenne così protagonista di uno spazio destinato alla spiritualità.

Con l’arrivo del cristianesimo, il monumento cambiò ancora volto. Secondo la tradizione fu san Zeno, vescovo di Verona, a consacrare l’antico ninfeo come primo fonte battesimale fuori dalle mura cittadine, trasformando l’acqua in simbolo di rinascita e di nuova vita. Intorno a questo spazio sorsero due ambienti laterali destinati probabilmente alla catechesi, decorati con uno straordinario ciclo di affreschi paleocristiani che ancora oggi rappresentano il cuore artistico dell’Ipogeo.

Ph Daniele Cortese, Archivio fotografico Diocesi di Verona

Le pitture, di IV e V secolo, raffigurano episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento e testimoniano uno dei momenti più significativi della storia dell’arte cristiana. In un’epoca in cui pochi sapevano leggere, erano proprio le immagini a raccontare le Sacre Scritture e a trasmettere il messaggio della fede. Camminando tra queste pareti si percepisce con chiarezza il passaggio dal mondo romano a quello cristiano, in un dialogo continuo tra culture, simboli e tradizioni.

Nei secoli successivi l’Ipogeo divenne anche meta di pellegrinaggio grazie alla Manus Dei, la suggestiva raffigurazione della Mano di Dio, davanti alla quale diaconi e presbiteri lasciavano incisi i loro nomi sulle pareti come testimonianza del passaggio. Infine, la sua importanza fu riconosciuta ufficialmente nel 1187, quando papa Urbano III consacrò il santuario rendendolo idoneo alle celebrazioni liturgiche.

Grazie a un importante intervento di restauro, avviato nel 2004, che ha ridato nuova vita al complesso, dal 2018 l’Ipogeo è nuovamente visitabile grazie all’impegno dell’Associazione Ipogeo Stelle, che ne cura la tutela e la valorizzazione insieme alle istituzioni locali.

Visitare l’Ipogeo di Santa Maria in Stelle significa scendere nelle profondità per risalire alle radici della nostra storia. Acquedotto romano, ninfeo pagano, fonte battesimale, luogo di catechesi e santuario medievale: pochi monumenti riescono a raccontarci con altrettanta efficacia le trasformazioni dei secoli come questo.
Un vero tesoro nascosto, lontano dai percorsi più battuti, che merita di essere scoperto.

Curiosità: il borgo di Santa Maria in Stelle prende il nome da un affresco con un cielo stellato dipinto in una volta dell’Ipogeo.

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