Un magnifico esempio di ingegnosità ed eleganza a difesa della città.
Verona, città ricca di storia e arte, è costellata di monumenti che testimoniano il suo passato glorioso.
Tra quelli meno noti, ma di grandissimo fascino, spicca un’opera architettonica, oggi quasi sconosciuta ai più, veronesi compresi, che fu un elemento fondamentale dell’antico sistema difensivo della città.
Nascosta tra lo storico quartiere di Santo Stefano e quello di Valdonega, è un’opera che merita di essere conosciuta.
Venite con me alla scoperta della Rondella delle Boccare.
Origini e storia
Siamo nel Cinquecento, quando Verona tornò a far parte della Repubblica di Venezia. E uno dei primi interventi della Serenissima fu il rafforzamento di tutte le strutture difensive della città, che, di epoca medioevale, erano ormai deboli e poco affidabili.
Ecco che a nord della città, lungo la cinta muraria scaligera che, posta a sinistra del fiume Adige, sale fin sulla collina, sorse la nostra Rondella, che rappresenta un vero gioiello architettonico, unico nel suo genere.
Edificata negli anni Venti del ‘500, colpisce perché unisce in un’opera di difesa importanti funzionalità belliche a una straordinaria bellezza delle forme: «uno dei più nobili edifizi ch’abbia forse fatto vedere ne’ moderni secoli l’Architettura» la definì il Maffei nel XVIII secolo.
Il Bastione, di pianta circolare, è una struttura davvero ciclopica. Qualche numero?
Il diametro esterno è di oltre 50 metri, l’ambiente interno, la casamatta, ha un diametro di 35 metri, oltre 7 di altezza e mura dello spessore di 8 metri.

È caratterizzato da una volta a forma di un grande toroide, cioè di un ciambellone con struttura centrale a fungo. L’ambiente è illuminato in maniera suggestiva e l’acustica al suo interno è perfetta. Nella volta sono presenti quattro aperture e altre quattro si aprivano in corrispondenza delle cannoniere per dissipare il fumo degli spari, le cosiddette “boccare” che danno il nome alla rondella.
Il piano superiore, al quale si accede tramite una rampa esterna, presenta una pianta a forma di ferro di cavallo.
I tanti riferimenti presenti all’antica architettura romana, come il maestoso portale d’ingresso, rivelano l’eccellenza di un autore che purtroppo rimane sconosciuto, ma che continua ad essere ammirato per quest’opera d’architettura giudicata dai veronesi “nobile decoro della città”.
Una curiosità? Era così amata che nel 1801 alcuni cittadini riuscirono ad ottenere che fosse risparmiata dalla distruzione compiuta dalle truppe napoleoniche in ritirata.
Nel corso dell’800 la Rondella, restaurata e adattata alle nuove esigenze militari, continua a svolgere il suo ruolo, usata anche come spazio per la grande cavalleria austriaca e italiana, ospitando oltre 100 cavalli.

Il ‘900
Il ‘900 con l’avvento del Fascismo cambiò completamente il suo destino. Fu costruita davanti al suo accesso la Maternità (oggi l’istituto scolastico Marco Polo) e la Rondella venne abbandonata fino alla Seconda Guerra Mondiale quando venne utilizzata come rifugio, offrendo un sicuro riparo dai bombardamenti.
Si trasformò in un vero bunker: lungo lo spessore delle mure venne scavato un corridoio in cui possiamo ancora vedere le staffe su cui si posizionavano le barelle delle partorienti, vennero erette sale operatorie, gabinetti e persino un forno. Ma finita la guerra venne di nuovo abbandonata e usata come deposito.
Oggi la Rondella delle Boccare cerca di tornare ad essere vissuta dalla sua città, essendo perfetta per ospitare eventi diversi dal carattere culturale (come quello recente che la vede ospitare un progetto di ArtVerona) e ci auguriamo che questo avvenga sempre più, per potere godere dei suoi incredibili spazi.
