Alla scoperta di: il giardino botanico André Heller

di Miriam Cetti

Un luogo di rara bellezza sul lago.

Sulla sponda bresciana del lago di Garda, a Gardone Riviera, c’è un luogo davvero affascinante e allo stesso tempo inconsueto, un luogo creato dalla volontà e dall’estro di due straordinari personaggi, a un secolo di distanza l’uno dall’altro, con passione, dedizione e grande cultura, un luogo fuori dagli schemi: il Giardino Botanico André Heller.


Non aspettatevi di visitare un semplice orto o giardino, ma di compiere un vero viaggio culturale dove scienza, arte e natura si fondano in un’armonia perfetta.
Per conoscere la sua origine dobbiamo tornare a inizio Novecento quando il dottor Arthur Hruska, un celebre dentista, innamorato di questa zona del lago, comprò un vigneto di 10.000 metri quadrati per realizzare uno straordinario giardino dove esprimere sia la sua passione per la botanica e il paesaggio, sia quella per i viaggi.


Realizzò un grande progetto riproducendo con estrema cura tanti ecosistemi naturali dove ospitare specie botaniche provenienti da ogni parte del mondo: dalle Alpi all’Himalaya, dal Mato Grosso alla Nuova Zelanda, dal Giappone all’Australia, dal Canada all’Africa. Sono oltre 3.000 le varietà di piante che possiamo trovare nel “cimitero degli elefanti”, come i suoi figli lo nominarono, ognuna delle quali perfettamente calata nel suo ambiente naturale.


Unendo le sue competenze scientifiche botaniche con l’estetica paesaggistica, Hruska riuscì a creare qualcosa di incredibile dove convivono e si mescolano insieme ruscelli e stagni con carpe Koi, alberi esotici e flora alpina: il giardino più ricco di biodiversità d’Italia, dal microclima unico, favorito dal lago di Garda, in grado di sostenere specie di piante diversissime fra loro.


Dopo la morte del suo fondatore, però, il giardino cadde in uno stato di abbandono finché nel 1988 un artista austriaco, André Heller, lo visitò e se innamorò a tal punto da comprarlo per farne rivivere la magia. Incantato dalla varietà della sua vegetazione ebbe l’idea di arricchirlo introducendo opere d’arte complementari e spesso in contrasto tra loro, creando un luogo dove arte e natura si completino a vicenda.


Sono moltissime le opere provenienti da ogni parte del mondo sia di artisti di fama internazionale come Keith Haring, Roy Lichtenstein, Auguste Rodin, Fernand Leger, Pierre-Auguste Renoir, sia di altri meno noti, che creano effetti scenografici sorprendenti.

Non solo artisti visivi poi, ma anche musicisti e sognatori hanno risposto all’invito di Heller di creare un vero teatro vivente dove fondere le meraviglie botaniche con la creatività umana.
Per fare ciò, gli artisti erano spesso chiamati a venire a Gardone, per soggiornare e lasciarsi ispirare dal parco e creare qualcosa il più specifico possibile, questo perché Heller non voleva diventasse un giardino con opere d’arte, ma che fosse esso “un’opera d’arte a sé stante”.


Un esempio?
L’artista austriaco Rudolf Hirt che invitato, invece di alloggiare nella casa principale, si accampò nel giardino per diverse notti, alla ricerca del luogo perfetto per il suo ipnotico “Dio delle Acque”.


E un’opera che riassume alla perfezione lo spirito del giardino è “Genius Loci” dello stesso Heller, un busto antropomorfo interamente ricoperto di edera che muta e si confonde col paesaggio, unione perfetta di natura e arte.


Oggi, sotto la guida e la cura di Jovanka e Hans Porsche, che portano avanti il lavoro e la filosofia dei suoi fondatori, il giardino continua a evolversi invitandoci a compiere un percorso sensoriale per lasciarci stupire da colori, immagini, odori, suoni, luoghi lontani e vicini.
E come Heller diceva, dopo aver provato ciò “Lasciate il nostro giardino con il cuore pieno di gioia”.

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