Ha un impatto ambientale minore un abete vero preso al vivaio, o uno finto, in plastica, che però si può riutilizzare?
C’è chi lo preferisce sopra i due metri, chi invece opta per un’altezza intorno al metro e settanta, chi lo vuole snello, chi più tozzo, chi classico verde, chi con spruzzi di bianco, fino ai più estrosi, che lo vogliono colorato. L’albero di Natale per molti non è una semplice decorazione ma una vera e propria tradizione, che spesso mette le sue radici proprio nell’infanzia. Oltre il 60% degli italiani, secondo Coldiretti, sono però concordi nel prediligere un albero finto. Le motivazioni dietro questa scelta sono svariate: gli alberi di Natale finti hanno sicuramente un livello maggiore di personalizzazione, come abbiamo visto poco fa, spesso sono molto più economici di quelli veri e possono essere riutilizzati. È proprio quest’ultimo punto che spinge tantissime persone ad optare per un albero di Natale finto, solitamente in plastica. Ma basta davvero la possibilità di riutilizzo a renderlo più sostenibile di uno vero?

Solo 1/3 delle famiglie italiane sceglie di comprare un abete vero per Natale, e solitamente si rivolgono a vivai specializzati per il loro acquisto, dove molti abeti vengono coltivati proprio con lo scopo di essere venduti per Natale. C’è infatti chi non riesce a rinunciare all’odore di abete vero sotto Natale. Secondo uno studio di The Verge sarebbe proprio questa la scelta più sostenibile per l’ambiente. L’abete prescelto, per essere più sostenibile, dovrebbe però seguire dei criteri e un “percorso” ben preciso:
per prima cosa, l’abete deve avere ancora le radici (per poi poter essere ripiantato): evitare quindi quelli che non le possiedono più; dovrebbe stare in casa solo 5/7 giorni per sperare che poi sopravviva (un sacrilegio per gli amanti del Natale che lo tengono dal 1° novembre a ben oltre il 6 gennaio);
dovrebbe “sostare” qualche giorno in un luogo più freddo, come ad esempio una veranda o un garage, così da evitare shock termici tra le temperature calde di casa e quelle fredde dell’esterno;
dovrebbe avere già un luogo adatto in cui essere piantato. Un giardino, un parco, una scuola: l’importante è verificare che il terreno sia adatto per accoglierlo.
Senza tutti questi accorgimenti, il rischio è che l’abete venga usato solo per un paio di settimane durante le feste e poi gettato via.
Secondo uno studio indipendente citato dal New York Times, un albero di Natale finto, per essere più sostenibile di quello vero, dovrebbe essere usato almeno per 20 anni. Molto dipende da come ci si prende cura del proprio albero: è importante, ad esempio, riporlo via correttamente e non farsi spaventare se – con il passare degli anni – cadono gli aghi, il colore inizia a scolorirsi, la forma potrebbe leggermente incurvarsi a causa del peso delle decorazioni. Proprio per questi motivi, in accordo con lo studio, non sono poi molte le famiglie che riescono a tenere un albero di Natale per così tanti anni.
Nel caso una famiglia scelga quindi un abete vero, nella speranza di fare anche una scelta più sostenibile dal punto di vista ambientale, deve sicuramente considerare fin da subito, ancora prima dell’acquisto stesso, il fine vita del prodotto. Un aspetto che spesso non viene considerato ma che invece è essenziale quando andiamo a misurare l’impatto ambientale. Se invece volete rimanere fedeli a quelli in plastica, impegnatevi a farli durare quanti più anni possibili, meglio se 20.